lunedì 21 maggio 2018
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Ad Avellino si contesta tutto a priori e il passato non insegna...
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Contestare tutto, tutti e a priori: è l’hobby praticato da una frangia della tifoseria irpina. Che si riscopre direttore sportivo in due precisi periodi dell’anno e allenatore nei mesi restanti. Eppure basterebbe aspettare, osservare e poi giudicare, per evitare figuracce o incoerenti cambi di programma. E’ una storia che si ripete, che amareggia, che indispettisce. Prima si commentava nei bar, nei locali pubblici, nei punti di ritrovo. I tuttologi sparavano sentenze, i creduloni abboccavano senza selezionare le fonti di informazione. Ora l’attenzione si è spostata sui social, in particolare su Facebook. Il discorso non cambia, solo che il virtuale ha sostituito il reale, con tutti i pro e soprattutto i contro del caso. Il mestiere del giornalista è denigrato, offeso, colpito puntualmente da critiche spesso e volentieri ingenerose. Eppure, ci si fa il mazzo anche noi.

Passando all’Avellino calcio, di errori la dirigenza ne ha commessi. Non nascondiamoci dietro a un dito, non sempre le ciambelle riescono col buco. I flop nel calciomercato sono sempre dietro l’angolo e spesso si può scivolare sulla buccia di banana di un’operazione brillante, che poi si trasforma in “pacco”. E’ capitato, capiterà ancora: l’essere umano è stato creato anche per poter sbagliare. Ma è pure evidente, che negli ultimi anni, qualcosa di buono sia stato fatto. Riconosciuto soltanto in parte, magari infilato come polvere sotto ad un tappeto pur di evitare complimenti o semplici “bravi”.

La critica a priori è pane quotidiano per chi fa della poca obiettività la sua ragione di vita. Perché basta sfogliare l’album dei calciatori Panini per rendersi conto che in Serie A giocano una buona dozzina di ex calciatori biancoverdi passati per Avellino negli ultimi cinque-sei anni, alcuni di essi criticati all’arrivo, poi applauditi, infine ricordati con affetto e spesso rimpianti alla partenza. Quando arrivò Alfred Gomis ad Avellino, in tanti storsero il muso: ora difende i pali della Spal. Per molti, tanti – pure troppi - Fabio Pisacane era un calciatore finito, con un ginocchio fuori uso, eppure a Cagliari la pensano ancora diversamente. Samuel Bastien, chi? Gioca nel Chievo, così come Stephane Omenga – stessa nazionalità e stesso “benvenuto” ricevuto dai denigratori di turno – si batte per i colori del Genoa. E poi ancora Armando Izzo, Andrej Galabinov, Davide Biraschi: tutti sotto la lanterna sponda genoana. Marcello Trotta è al Crotone e con l'Under 21 ha disputato pure un Europeo.

Indelebili i commenti negativi all’arrivo di Mariano Arini, che ha smentito gli scettici sul piano professionale e umano. Ah, e poi c’è un certo Davide Zappacosta. Non gioca più in Italia, ora è al Chelsea e nel giro della Nazionale azzurra, però quando mise piede al Partenio-Lombardi qualcuno ebbe da ridire. Tutti i sopracitati hanno un aspetto in comune: nessuno li conosceva, come se l’essere conosciuto, nel calcio, debba essere per forza un vanto. Come se tutti sapessero di tutto, come se l’aver vinto qualche campionato alla Play Station o a Football Manager fosse un punto importante in proprio favore, da vantare quando si parla di calcio. Il calcio è un’altra cosa.

Tanti esempi (ce ne sarebbero molti altri) eppure il passato non insegna. La critica è giusta, se fatta con cognizione di causa. Lasciate il tempo a Reno Wilmots, a Carlo De Risio, a Bryan Cabezas di dimostrare il loro valore. Non giudicate a prescindere, soltanto perché poco o per nulla conosciuti. Lasciateli giocare e se dovessero fallire allora in quel caso le critiche saranno giuste, meritate e accettate. Ma se dovessero fare bene? Cosa accadrebbe poi?

In chiusura: Avellino e la sua grande, enorme, provincia hanno bisogno di maturare su questo aspetto. Bisogna imparare a non giudicare per sentito dire, a non farlo con largo anticipo, nel calcio e nella vita di tutti i giorni. Perché poi le brutte figure difficilmente vengono lavate via con un semplice colpo di spugna. E i commenti sui social restano, perché “carta canta”.

(lunedì 15 gennaio 2018 alle 13:36)
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