lunedì 17 giugno 2019
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Umiliazioni su umiliazioni: De Cesare, se ci sei, batti un colpo...
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Dove sono finite le promesse, sotto forma di assegni circolari, sbattute sul tavolo per sbaragliare la concorrenza degli avversari e la presenza ingombrante della formazione composta da Preziosi e Marinelli? 

Dove è finito l’entusiasmo generato da una rinascita che ancora non c’è stata, per un progetto – a patto che esista – che fatica a carburare?

Il Calcio Avellino sta inanellando una figuraccia dietro l’altra in un girone voluto e preteso dalla dirigenza biancoverde, accontentata dai vertici della LND per riuscire a tornare nei professionisti nel minor tempo e con la minore fatica possibile.

Fregene, Civita Castellana, Aprilia, Sassari, senza assolutamente dimenticare la debacle interna contro il Trastevere. Cinque sconfitte in diciassette giornate, con due gare ancora da disputare per chiudere il girone di andata, sono davvero troppe.

Il Calcio Avellino è un assemblaggio di calciatori messi assieme dopo i provini svolti in estate e in stile reality show e modificato in corso d’opera dagli innesti (poca roba) e dalle uscite messe in atto tra novembre e dicembre.

L’ultimo in ordine di tempo è il difensore centrale Matteo Dionisi, veterano della categoria vinta quattro volte con le maglie di Pordenone, Padova e Rieti (lì ha concesso pure il bis).

Un arrivo in fretta e furia per contenere le lacune di un reparto difensivo che ha finora incassato la bellezza di 24 reti e che anche ieri, a Sassari, ha rimediato figuracce tra svarioni (quello di Omohonria sul primo gol), cadute di attenzione (Parisi e i centrali in occasione della seconda marcatura sassarese) ed errori di gioventù, come quello che ha portato Pizzella all’espulsione, per avere spinto un raccattapalle fuori dal rettangolo di gioco.

Il Calcio Avellino non ha una fisionomia di gioco, non ha personalità, non ha il carattere necessario per scendere in campo e imporsi, spaesato in impianti che contengono a malapena 500 spettatori e surclassati sul piano della personalità e della grinta.

Ma quello che fa rabbia, più di tutto, è l’inadeguatezza della dirigenza, a partire dall’uomo mercato Nicola Alberani, che di calcio non se n’è mai occupato e che farebbe bene a risolvere i problemi della Scandone. Il direttore sportivo Carlo Musa sta dimostrando di essere troppo giovane e inesperto per poter tenere a bada le pressioni di una piazza esigente.

E poi, che fine ha fatto Gianandrea De Cesare, l’uomo dei 28 assegni circolari per un ammontare di quasi 4 milioni di euro? Nessuno sa darsi una risposta. E’ Claudio Mauriello, che di mestiere fa l’avvocato e che ricopre la carica di presidente senza portafoglio, a fare le veci dell’ingegnere agli eventi e allo stadio. Di De Cesare, da settimane, si sono perse le tracce.

Nel momento più complicato della stagione, con la squadra addirittura fuori dalla zona play-off, i tifosi biancoverdi hanno bisogno di conoscere la verità. Il Calcio Avellino vuole puntare alla vittoria del campionato o sa già che a fine stagione, grazie a interventi dall’alto e alla riforma della Lega Pro otterrà un posto in Paradiso e lascerà, in ogni caso, la Serie D?

Saperlo non fa male, anche perché nella seconda ipotesi il tifoso irpino si metterebbe l’anima in pace ed eviterebbe di macinare chilometri su chilometri per arrivare fino a Sassari e subire un’umiliazione senza precedenti.

De Cesare, se ci sei batti un colpo.

(lunedì 17 dicembre 2018 alle 11:59)
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