giovedì 20 settembre 2018
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Kawaya, "nato niro ro Belgio" sulle orme di Bastien, Omeonga e Ngawa
* *Andy Kawaya è il decimo belga, di nascita o naturalizzato, arrivato ad Avellino dal 2013 ad oggi. La cifra tonda è stata raggiunta con l'ingaggio di un elemento di cui si dice un gran bene, cresciuto nelle giovanili dell'Anderlecht e con esperienze nel Mechelen e in Olanda, tra le fila del Willem II. E' un esterno mancino dotato di una buona velocità, che può fare bene nel 3-5-2 che Michele Marcolini andrà ad impostare.

Un elemento poco conosciuto ai più e per questo già vittima di qualche critica sciocca dei tuttologi da tastiera, che forse dimenticano di aver mugugnato e protestato pure per i vari Bastien, Omeonga, Mokulu e, soprattutto, Ngawa, arrivato in Irpinia la scorsa estate tra lo scetticismo generale e, probabilmente, il migliore per rendimento della passata stagione, tanto da finire nel mirino di diversi club di Serie A.

Certo la "caccia al belga" non ha sempre portato ottimi risultati, ma il bilancio è comunque più che soddisfacente.

In principio fu Benoit Ladriere, jolly di centrocampo arrivato ad Avellino nel 2013 dopo una buona esperienza nel suo Paese. Non esplose, al di là di un'ottima prestazione offerta contro il Padova all'esordio. L'estate successiva furono addirittura tre i belgi approdati in Irpinia. Il primo fu Mohamed Soumarè, che si era messo in mostra nella Youth League con l'Anderlecht, ma che ad Avellino non è mai esploso, sprecando ghiotte occasioni sotto le gestioni Rastelli, Tesser e Toscano, ricoprendo quasi tutti i ruoli in campo, dal centrocampo in su, senza mai brillare. Il secondo fu la meteora Arnor Angeli, arrivato per rimpolpare la mediana e quindi non giudicato (giustamente) una prima scelta da Rastelli che, da gennaio a giugno, potè contare su Benjamin Mokulu, dominatore dell'area di rigore con Tesser in panchina, ma meno fortunato con l'allenatore partenopeo e con Toscano e Novellino.

Nella stagione 2015-2016 arrivò Samuel Bastien, funambolico trequartista prelevato in prestito dall'Anderlecht e passato, nell'estate del 2016, al Chievo Verona, in Serie A. Stesso destino, con destinazioni diverse, per Stephane Omeonga, altro promettente centrocampista che ha dimostrato di valere la massima serie con la maglia del Genoa. Due elementi sconosciuti, valorizzati dall'Avellino e lanciati sui palcoscenici importanti. Più conosciuto, invece, Soufiane Bidaoui, l'unico belga (naturalizzato marocchino) con all'attivo esperienze nel calcio italiano.

L'anno scorso è toccato a Pierre-Yves Ngawa, arrivato in punta di piedi, ma ben presto elemento irrinunciabile sia per Novellino, sia per Foscarini. Il tecnico veneto, nelle ultime tre gare della stagione, ha verificato pure l'ottima struttura fisica e la buona qualità palla al piede di Reno Wilmots, figlio del grande Eric, che si appresta a essere uno dei punti cardine del centrocampo biancoverde.

Insomma, Kawaya sarà "un altro belga", in questo caso "n'ato niro ro Belgio", come si usa spiattellare sui social per denigrare le operazioni portate a termine dal Paese fiammingo. Eh beh, se Kawaya dovesse ripercorrere le stesse orme dei vari Bastien, Omeonga, Mokulu e Ngawa, allora... ben venga "nato niro ro Belgio".
(mercoledì 13 giugno 2018 alle 18:49)
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